China LSEV

La Cina ed i veicoli elettrici

Il totale delle vendite di automobili nel 2018 è diminuito in Cina del 7%. Questa diminuzione è dovuta essenzialmente alle vetture con motori termici perché il numero di veicoli elettrici è cresciuto in modo esponenziale. E’ molto difficile interpretare questi andamenti in quanto il mercato dei veicoli in Cina è largamente influenzato dalle decisioni del governo.
Esistono sia delle normative nazionali che favoriscono i veicoli elettrici come i contributi all’acquisto, i finanziamenti alle aziende, le normative sulle emissioni e sui consumi, ma esiste anche tutta una serie di normative locali, come le limitazioni alla circolazione, che favoriscono i veicoli elettrici. Inoltre diverse normative locali hanno portato alla diffusione di tipi diversi di veicoli: per esempio a Shangai sono stati venduti in proporzione molti più veicoli ibridi Plug-in rispetto a quelli venduti a Pechino dove la normativa ha favorito i veicoli Full Electric.
Questi stimoli governativi hanno portato la Cina ad avere il 76% della capacità di produzione mondiale di batterie al litio.
Un’altra caratteristica del mercato cinese delle auto elettriche è la presenza delle vetture definite a ”bassa velocità” (LSEV) simili al piccolo veicolo AMI One presentato da Citroen al salone di Ginevra 2019.
Questi veicoli sono economici ( costano 5000$ e fanno circa 70km/h) non necessitano di una targa per circolare e non richiedono la patente per il guidatore. Nel 2018 sono stati venduti in Cina 1,4 milioni di veicoli a “bassa velocità” e circa 1,1 milioni di normali veicoli elettrici per passeggeri. E questo nonostante che i piccoli veicoli LSEV siano esclusi dai sussidi governativi previsti per gli EV e non siano compresi nei conteggi ufficiali delle vendite di veicoli elettrici.
La diffusione dei veicoli elettrici è stata anche favorita dalla disponibilità di colonnine di ricarica predisposte dallo State Grid, la società di distribuzione di elettricità di proprietà governativa presente in gran parte del paese, che fino al 2015 è stato il principale istallatore di tali colonnine. Successivamente si sono sviluppate anche società private come T-Good e Star Charge tanto che a fine 2018 le società statali possiedono solo il 20 percento di tutte le stazioni di ricarica pubbliche in Cina.

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